di Severino Colombo, Corriere della Sera, 19 marzo 2010Ha il ritmo serrato e disperato di una lotta contro il tempo l’ultimo
romanzo di Oliviero Beha,
Eros Terminal. Il sesso, l’età, il potere (Garzanti, pp. 270, € 16,60), ambientato in un futuro Medioevo post-tecnologico, simile al nostro presente (solo con meno colori, più veleni e più paure).
Protagonista è un uomo - scrittore «ombelicale» per diletto - affetto da «egopirite», anomala manifestazione terminale di chi «ha una forte identità debole». Questo stato, complice l’avanzare dell’età, lo spinge a «bruciare» ciò che ha dentro - la «malattia» si accompagna a un’esuberanza sessuale - in attesa che l’ego faccia i conti con quello che di lui sopravvive.
Il 61enne Beha, giornalista e commentatore (oggi a «Il Fatto Quotidiano»), veste con disincanto l’abito di romanziere, cantore fuori dal coro di una società al declino. È uno scrivere che, tra sfogo e allegoria, dà vita a iperboli narrative e che vive di una prosa densa, urticante e di una lingua di cui Beha sfrutta - con appagamento e senza perdere in coerenza -la ricchezza semantica.
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