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nuovi mostri
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 brontolo
Tutti i giovedì dalle 11,30 alle 12 su Raitre Oliviero Beha conduce "Brontolo".

Tema della puntata di giovedì 11 marzo: I grandi eventi sportivi.

Numero verde per intervenire al programma 800.055.977
brontolo@rai.it

Che Italia è quella che abbiamo sotto gli occhi?
E quanto è uguale o diversa da quella del passato anche meno recente? Sono domande che si pone tutti i giovedì il programma settimanale “Brontolo”, di Oliviero Beha, lavorando sulla memoria, l’archivio e l’associazione di idee.

E’ un Paese allo specchio del suo passato, con tutte le contraddizioni di allora e di oggi. L’idea è che attraverso fatti e persone di un tempo si possa tentare di mettere a fuoco il presente ed identificare i problemi di oggi. 

Guarda la prima puntata di Brontolo.


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 nuovimostri
Giovedì 11 Marzo, ore 19.30
Teatro sullo Stretto, Campo Calabro (RC)

Nell’ambito della rassegna “Leggere per capire, parlare per condividere” proposta dall’Associazione Urba-Strill.it Giusva Branca e Raffaele Mortelliti dialogheranno con Oliviero Beha sui temi affrontati dal libro di Oliviero Beha, I nuovi mostri (Edizioni Chiarelettere).

Un libro-denuncia che propone un’attenta analisi sui vari punti deboli del nostro sistema: “a partire dall’inattendibilità e quasi assenza del senso dell’etica nel mondo dell’informazione, del cosiddetto coma della Ragione, della strumentalizzazione di casi delicati e tragici come quello di Eluana Englaro, dell’opposizione che sotto sotto aspira ad essere come Berlusconi, fino all’analisi di una tendenza, ben radicata nel nostro paese già dai tempi di Pasolini, ad interessarsi solo di ciò che avviene al vertice, dimenticando la parte più cospicua e fondamentale del sistema democratico: il popolo”.


L'autore si confronterà con il pubblico attraverso un resoconto lucido ma non rassegnato sull'attuale condizione socio-politica; ne verrà fuori una sorta di incontro-dibattito per un pubblico appello alla resistenza culturale per opporsi all'avanzata del degrado culturale ma, soprattutto, alla convinzione che “Chi sa è sospetto. Gli esperti sono a tariffa. La dignità è una parolaccia”.

 

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Ricordate la tragedia del calciatore Bergamini? Su internet potete trovare tutto, a oltre vent'anni dal suo omicidio fatto passare per suicidio. La famiglia sacrosantamente insiste per sapere la verità. Aiutiamola a farlo. O.B.

Una marea di lavoro, fascicoli di 20 anni fa da controllare pieni di verbali, fotografie e perizie l'avvocato Gallerani, da 3 mesi sta ricostruendo dettagli, ma per fare tutto ciò, serve molto danaro, soprattutto per incarichi peritali.

Di comune accordo con un gruppo di ragazzi cosentini che da mesi ci stanno aiutando, avevamo pensato di formare un comitato o una associazione, ma serve molto tempo, quindi per il momento si è deciso di chiedere aiuto a coloro che vogliono aderire con qualsiasi offerta tramite un C/C POSTALE n.2349417 intestato a Donata Bergamini e Domizio Bergamini.

Ringrazio anticipatamente per tutto ciò che in questi anni ha fatto per noi e grazie al suo lavoro fu aperto un fascicolo bis che solo a distanza di 20 anni siamo venuti a conoscenza.

Un abbraccio
Donata Bergamini

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Intervista a cura di www.style.it

Nata e cresciuta in Somalia, Shukri Said vive in Italia da diciassette anni: ha un compagno italiano, due figli e parla la nostra lingua meglio di milioni di connazionali. Alcuni forse la ricorderanno per essere stata la carabiniera di colore della settima serie di Don Matteo, da cui lei sostiene di essere stata estromessa per ragioni etniche. Da allora, la lotta alla discriminazione razziale è diventata la sua ragione di vita: portavoce dell'associazione Migrare, conduce tutti i giovedì una rubrica su Radio Radicale e collabora con il quotidiano spagnolo El Pais. Il mese scorso, però, Shukri è passata dalle parole ai fatti, e ha cominciato uno sciopero della fame, finito con il suo ricovero in ospedale: «Il primo gennaio ho dato la staffetta al radicale Gaossou Ouattarà , che aveva iniziato lo sciopero dieci giorni prima. Il 16, però, mi sono dovuta ricoverare a causa della disidratazione, e i sanitari mi hanno ordinato di interrompere la protesta per pericolo di vita. Mi ha dato il cambio Sergiy Sakharov, un imprenditore ucraino di Ravenna con altri 503 aderenti».

Contro cosa protestate?
«Contro i tempi di rilascio e rinnovo dei permessi di soggiorno: nonostante la legge Bossi-Fini preveda venti giorni, in realtà, ci vogliono dai sette ai quindici mesi.

Avete avuto risonanza a livello mediatico o istituzionale?
«Io mi sono rivolta al Parlamento, al Capo dello Stato e al Presidente di turno dell'Ue, ma non ho avuto riscontro. La notizia è stata data solo dalla stampa estera, in particolare da El Pais e Le monde. Successivamente, con l'associazione Migrare abbiamo lanciato una petizione diretta al ministro Roberto Maroni, a cui hanno aderito sette testate e un migliaio di esponenti della società civile e del giornalismo, fra cui Gian Antonio Stella».

Cosa c'è che non va nella legge Bossi-Fini?
«È illiberale perché predilige il lavoro dipendente, penalizzando le libere professioni, a partire dagli artisti. In più si regge su una finzione: lo straniero, secondo la legge, dovrebbe entrare in Italia per chiamata personale, senza che il datore di lavoro lo abbia mai conosciuto. In pratica, serve a sanare presenze clandestine, con l'aggravante che lo straniero deve tornare nel suo Paese  prima di rientrare regolarmente: spese inutili e tempo perso che avviliscono il lavoratore. In più ci sono i tempi burocratici discriminatori: un cittadino in dieci giorni ottiene il passaporto, gli immigrati devono aspettare più di un anno, a volte, per il permesso di soggiorno».

Da straniera "regolarizzata", lei pensa che l'Italia sia un Paese razzista?
«Basta guardare i fatti, i provvedimenti come i respingimenti in mare - senza verificare chi avesse diritto all'asilo politico - e l'introduzione del reato di clandestinità, che incide sui diritti alla salute, allo studio o al riconoscimento dei figli. Discriminatoria è stata anche la sanatoria per colf e badanti, che ha escluso braccianti, edili, allevatori e altre figure stagionali, soprattutto maschi, lasciandoli clandestini e dunque  più esposti allo sfruttamento della criminalità».

Ieri si è svolto il primo sciopero degli stranieri.
«È stato uno sciopero giusto. Producendo il 10% del Pil, l'immigrato è ormai essenziale per l'economia nazionale. E un ulteriore contributo lo dà permettendo alle famiglie italiane di continuare a lavorare affidando i propri cari a badanti e baby sitter stranieri. Per questo, gli immigrati - che non partecipano alla gestione della cosa pubblica e non sono difesi dai sindacati tradizionali - si devono organizzare per tutelare i propri diritti e ottenere almeno il  voto amministrativo. Su questo fronte, il contributo del mondo della cultura e dell'informazione è fondamentale. Così come sul tema dell'integrazione può giocare un ruolo determinante il made in Italy, che per primo ha assunto una dimensione multietnica e globale».
(da www.style.it, 2 marzo 2010)

L'appello dell'Associazione Migrare su Facebook.
L'appello lanciato il 03.02.2010 in contemporanea su sette testate giornalistiche e con le Vostre prestigiose firme, ha sin qui raccolto 1680 sottoscrizioni tra quelle pervenute tramite Facebook  e quelle pervenute alla mail migrare@tiscalit.it. Se a questi si sommano i 503 che erano in precedenza in sciopero della fame, si arriva a circa 2.200 aderenti.
La raccolta delle adesioni all'appello continua. Tutto questo avviene nel totale silenzio delle istituzioni. Sarebbe opportuno far sapere anche al grande pubblico che l'opinione pubblica non è indifferente all'indifferenza delle istituzioni.


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 eros termianl

Lunedì 8 marzo, ore 17.30 - Roma

Oliviero Beha presenta il suo nuovo romanzo "Eros Terminal" (Garzanti)
Interviene Giulio Ferroni, conduce Lorenza Foschini.

c/o Società Dante Alighieri, Galleria del Primaticcio - Palazzo Firenze - Piazza Firenze, 27 - Roma

Leggi un estratto.













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Troviamolo in fretta, e assegnamogli ad honorem e per acclamazione l’Oscar per la migliore sceneggiatura. Il film come sapete si chiama “Italia 2010” ed è frutto di una regia collettiva. O meglio, di un certo numero di persone. Sembra un film a episodi, tipo “I mostri” o “I nuovi mostri” di tanti anni fa e non certo l’ultimo orrendo remake. In realtà è davvero quella che si dice una pellicola corale. Mi limito qui a segnalarne alcuni spunti, per invitarvi a non perderlo. Anche perché è già uscito nelle sale, è in tv, su Internet, sui giornali, e temo che se non state attenti oltre ad “uscire” se ne andrà proprio per conto suo svicolando la coscienza del pubblico cui è dedicato.

Intanto, in un giorno di tensione per il bavaglio all’informazione politica, i talk-show Rai sospesi, l’attentato alla democrazia e simili, esce la notizia che è stato ritrovato qualcosa a quel che sembra importante circa il romanzo postumo di Pier Paolo Pasolini. E chi annuncia il ritrovamento? Alberto Asor Rosa? Tullio De Mauro? Ninetto Davoli? Macché. Dall’Ansa di ieri: “Il senatore del Pdl Dell’Utri ha annunciato la scoperta di un dattiloscritto scomparso di Pasolini sui misteri dell’Eni. “L’ho letto ma non posso ancora dire nulla – ha detto Dell’Utri – è uno scritto inquietante per l’Eni”. Meraviglioso: lui, il noto bibliofilo non ci dice nulla che lo riguardi e che lui conosca da vicino, quelle cosucce simpatiche e un po’ mafiosette per cui è già stato pluricondannato in un paio di gradi di giudizio, nulla-che so-sulla massoneria deviata o rientrante di questo paese. Ma ritrova lo scritto di uno che se fosse ancora in vita gli sarebbe saltato metaforicamente al collo.

Un altro episodio del film riguarda l’agitata vigilia elettorale della Polverini e del suo listino. Le firme per il Pdl sono state depositate fuori tempo massimo da un tale, noto alle cronache politiche e subpolitiche, di nome Milioni. E fin qui, accettiamo l’ironia fin troppo spinta dello sceneggiatore. Ma poi costui, il personaggio di Milioni, dice che ha tardato “perché me so’ annato a fa’ un panino”, e c’è perfino chi ci crede. Una torta di 25 miliardi di euro che ruota intorno alla politica e agli affari (dov’è la differenza?) nel bilancio della regione Lazio, e il Milioni era a mangiare un panino? Lo sceneggiatore qui vuole evidentemente ragguagliarci grottescamente sul rapporto tra i costi di una campagna elettorale, le promesse di spartizione successiva, la disponibilità dei candidati, l’apparecchiamento e lo sparecchiamento della “tavola” che sta per essere imbandita.
Per il pubblico attento sarebbe un autentico godimento. La presa per i fondelli generale delle immagini, delle facce, dei cartelloni elettorali mentre dietro ma non tanto dietro da non essere visibili “gli uomini della palude” danno, ritirano e ridanno le carte. Uno spettacolo. Ma ce n’è anche per affari grossi, internazionali.

Per esempio non perdetevi il caso di Fastweb, l’azienda dalla storia almeno dubbia pubblicizzata da Valentino Rossi che aveva anticipato fiscalmente i tempi della fuga, e del supermanager Scaglia che fuori dall’Italia avvisa “sto arrivando, pronti, eh, mi faccio interrogare”, sicuramente in un trip di innocenza, suggerisce lo sceneggiatore, oppure in un altro trip, quello di chi sta comunicando urbi et orbi che se tira appena un poco il capo del filo sgomitola un po’ tutto.
E’ un film senza limiti, che non finisce di sorprenderci con continui colpi di scena. E a guardar bene, nelle scene di folla, forse possiamo perfino riconoscerci, anche se non ci è stata chiesta prima la “liberatoria”.  

Da Il Fatto Quotidiano, 3 marzo 2010


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brontolodi Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano 4 marzo 2010

Ecco, Brontolo. Mezz’ora alla settimana su RaiTre, alle 11:30, tra la colazione e il pranzo (o il brunch, se preferite). Oliviero Beha racconta i fatti di oggi proiettati sul passato: costume, società, attualità.
Il giornalista mancava da anni alla conduzione di un programma, proprio ora che quattro approfondimenti vengono sospesi per un mese in nome della par condicio e delle tribune elettorali: “Per l’esattezza, riprendo a distanza di 14 anni, dalla primavera del ’96. Sono solidale con i colleghi costretti a stare fermi per un provvedimento enorme e grave. La democrazia informativa è ferita. Ma non è una novità. Siamo alla somma di tanti piccoli e grandi divieti: nel conto mettiamoci l’editto di Sofia del 2002. E poi pensiamo: questa Italia è migliore o peggiore di otto anni fa?
E’ senz’altro peggiore, per questo hanno pensato e applicato la sospensione. Far finta che oggi l’autonomia dei giornalisti sia a rischio è un errore, oggi viene evidenziato quel che prima sembrava una novità. Oggi hanno esplicitato quel che era implicito. Se uno vuol vedere il bicchiere mezzo pieno e non in pezzi: grazie a questo episodio, la gente proverebbe a capire a che punto siamo arrivati”. 
Che aria tira? “E’ un momento brutto e turbolento, di chiusura e non di apertura. L’azienda con la decisione del Cda di lunedì ha illustrato la propria gerarchia di interessi: la capacità di concorrenza, di stare sul mercato, di tutelare il cittadino, tutte e tre, in un sol colpo, vengono messe in secondo piano”.
 
Oggi il debutto con la cocaina: “Parleremo di un prodotto di massa, la droga consumata un po’ da tutti. Oltre il caso Morgan, c’è preoccupazione in giro. Se negli anni ‘70, tanto per fare un esempio, la cocaina era élitaria, era dei fabbri-canti di automobili, oggi sono gli autisti a farne uso”.


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Caso Voce delle voci – Bertoletti /Quattrocchi
I  senatori Lannutti e Pardi chiedono procedure ispettive sulla sentenza del tribunale di Torre Annunziata

Ieri, 2 marzo, i senatori di Italia dei Valori Elio Lannutti e Pancho Pardi hanno presentato un atto di
sindacato ispettivo rivolto ai ministri della Giustizia, Angelino Alfano, e dello Sviluppo economico, Claudio Scajola. Il documento riguarda la vicenda giudiziaria capitata al mensile La Voce delle Voci, i cui direttori Andrea Cinquegrani e Rita Pennarola erano stati querelati per diffamazione da Giacomo Spartaco Bertoletti, socio di Roberto Gobbi nella IBSA di Genova, la società che aveva addestrato Fabrizio Quattrocchi prima della sua partenza per l’Iraq. L’articolo querelato rientrava in una serie di inchieste giornalistiche, pubblicate dalla Voce dopo la morte di Quattrocchi, che mettevano in luce il fenomeno dei contractors e degli eserciti privati sui luoghi di guerra. «Cinquegrani e Pennarola – ricordano nell’atto ispettivo Lannutti e Pardi - erano
stati rinviati a giudizio senza mai essere ascoltati dalla Procura di Torre Annunziata».

Negli articoli veniva riferito fra l’altro che Giacomo Spartaco Bertoletti è membro ufficiale del “Parlamento mondiale per la sicurezza e la pace”, organizzazione che è stata oggetto di indagine nell’ambito di inchieste giudiziarie quali quelle per la strage di Brescia, le stragi del ’92 e il caso Telekom Serbia. Veniva inoltre ricostruito che Bertoletti è stato alto esponente anche della IBSSA (International Bodyguard and Security Service Association, casa madre in Ungheria e sede italiana presso la IBSA di Bertoletti a Genova), cui aderiscono sigle di contractors nel mondo.
(leggi tutto)


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Appuntamento ogni giovedì su www.inuovimostri.it con la video rubrica "La Resistenza parlante" di Oliviero Beha.

Iscriviti e partecipa alla piattaforma www.inuovimostri.it: uno spazio dedicato alle associazioni culturali che resistono, una rete per promuovere riflessioni sullo stato del Paese, per tenere insieme partigiani di valori scomparsi.

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Un nuovo interessante spazio all’interno di “Cominciamo Bene”, Raitre. Dal 4 marzo, tutti i giovedì alle 11,30, Oliviero Beha torna in televisione con “Brontolo”.
Che Italia è quella che abbiamo sotto gli occhi? E quanto è uguale o diversa da quella del passato anche meno recente? Sono domande che si pone il programma settimanale “Brontolo”, di Oliviero Beha, lavorando sulla memoria, l’archivio e l’associazione di idee. E’ un Paese allo specchio del suo passato, con tutte le contraddizioni di allora e di oggi. L’idea è che attraverso fatti e persone di un tempo si possa tentare di mettere a fuoco il presente ed identificare i problemi di oggi.
Le tematiche saranno le più varie, in ogni campo del sociale e del civico, del costume e dello sport. In mezz’ora uno spicchio d’Italia allo specchio.
Prendendo per buona la massima di Cocteau, secondo cui “lo specchio dovrebbe riflettere un poco prima di riflettere le immagini”.

COMINCIAMO BENE - “Brontolo”
Tutti i giovedì dalle 11,30 alle 12, Raitre
Numero verde per intervenire al programma 800.055.977

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Un invito al lettore a stimolare il proprio senso civico
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