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Intervista di Stefano Zurlo
da "Il Giornale", 1 settembre 2010


Oliviero Beha, lo Zorro della tv, prima o poi sguaina la spada. Più prima che poi, di solito. Ora il duello è con il direttore del Tg3 Bianca Berlinguer: due anni d’amore e d’accordo, un commento domenicale sul calcio, corrosivo come sa esserlo lui, infine i mondiali che travolgono la nostra nazionale, ma anche il rapporto fra l’algido direttore e il sulfureo giornalista. Che subito si stacca di dosso tutte le etichette che vorrebbero appiccicargli: «Non voglio parlare di censura».

E di che cosa parliamo?
«Di selvaggina».

Selvaggina?
«Sì, hai (...) capito bene, selvaggina, mi sparano sempre addosso, tutti, tutti tutti. Destra o sinistra non a fa differenza. Finisce sempre allo stesso modo, che mi cacciano» (continua)

Ma che è successo?
«Succede sempre la stessa cosa. Io faccio grandi ascolti, tutti mi riempiono di attestati di stima, il pubblico gradisce, poi un bel giorno mi espellono come fa l’arbitro, solo che io non ho commesso falli. E nessun quarto uomo è mai venuto a spiegarmi cosa avrei fatto. E poi succede pure un’altra cosa: siccome sono orfano, non ho padrini politici, non appartengo alle lobby giuste, allora la mia cacciata dal video provoca una generale alzata di spalle. Io non sono la Busi che mobilita i sindacati della Rai, non sono la Buongiorno epurata da Signorini e icona di certi salotti sinistri, sono uno di cui non frega niente a nessuno. In pubblico, perché in privato io non faccio che rispondere al telefono ad amici e meno amici che solidarizzano, a parole, con me. A sentire il telefono tutto il mondo è con me, poi se metto fuori la testa scopro di essere da solo. Boh».

Insomma, Beha, qualcosa si sarà rotto con la Berlinguer.
«Io, tanto per chiarire le idee, sono in video per un ordine di servizio dell’ex direttore generale della Rai. C’era di mezzo una causa, causa penale non di lavoro, con la Rai e Cappon d’accordo con Di Bella mi dirottò al Tg3 a pontificare di calcio. Intendiamoci: un pontificale di due minuti e mezzo la domenica, che se arrivavo a tre ero convinto di aver recitato i Promessi sposi. Per due anni siamo andati avanti così, prima con Di Bella poi con la Berlinguer. Gli ascolti ci hanno premiato. Tutti mi ripetevano, anche la Berlinguer, "Oliviero come sei bravo". Poi, il patatrac».

Il patatrac?
«Prima dei mondiali io e il direttore ci eravamo accordati. Io avrei seguito l’Italia e alcuni grandi eventi, tipo la partita di inaugurazione e quella di chiusura. Invece, la sera dell’inaugurazione, un paio d’ore prima della partita, mi dicono al telefono una frase molto carina: non sei previsto. Io allora mi faccio passare la Berlinguer che sempre molto educatamente mi dice: stasera c’è il Sudafrica e mi sbatte giù la cornetta. La domenica fila liscia, il lunedì entro in studio e mi microfonano per seguire l’Italia. A quel punto dopo qualche secondo di trambusto, mi tolgono il microfono e mi sbattono fuori. Chiedo spiegazioni al vicedirettore Giuliano Giubilei che sempre molto carinamente, mi spiega: ci siamo dimenticati di dirti che non eri previsto. Mi rivolgo al direttore che mi liquida urlando: tu non puoi venire quando ti pare. Il 27 giugno, domenica, dovrei entrare nel mio fortino di due minuti e mezzo, ma mi buttano fuori dallo studio. Non parlo, non parlo più di calcio, nemmeno la domenica. L’indomani, 28 giugno, avrei un appuntamento già fissato con la Berlinguer, ma lei mi anticipa col solito telefono: tu mi ricatti con l’ordine di servizio Cappon, tu vai in giro a dire che procederai per avvocati, io non ti do nessun appuntamento. E questo è tutto. Ora il campionato è ripreso, nessuno mi ha chiamato, però giovedì alla festa del Pd a Pesaro qualcuno mi ha chiesto: ma sei sicuro di andare in onda domenica?».

Il risultato è curioso: Beha riceve periodiche standing ovation cui segue, più puntuale di un treno svizzero, la cacciata da parte di chi l’aveva appena ricoperto di elogi. E lui, altrettanto puntualmente, scatena avvocati e giudici.

Certo, è avvilente che i palinsesti li facciano i magistrati.
«È avvilente, concordo, ma è ancora più avvilente che il direttore mi tolga la sedia senza neanche avere la decenza di dirmi almeno "mi fai schifo", anzi dopo aver studiato con me i contenuti degli interventi. Tanto il sottoscritto non è battezzato in certi salotti. È così dal 2002, quando fui assunto come vicedirettore per rifondare lo sport e invece fui relegato alla radio. Dove fui retrocesso a caporedattore, allora chiesi di andare in Spagna ma mi risposero che non si poteva fare perché là c’era un caposervizio e mi avrebbe fatto causa. Poi ci è andato Badaloni, si vede che per lui si poteva fare. E allora, per non arrugginirmi, mi offro: sono disponibile a uscire a cena con la Busi o la Hunziker e pure ad incontrare la famiglia Tulliani. Infine mi rivolgo a Vespa per il prossimo Sanremo: so che vorrebbe come spalle la Franzoni o Marrazzo. Però faccia uno strappo: ci sono anch’io».

Leggi l'intervista sul sito de Il Giornale


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comodamente
Nell'ambito del festival "Comodamente" di VIttorio Veneto (Tv)

Venerdì 3 settembre, ore 21
Incontro con Oliviero Beha: "Un calcio nel vuoto"

Per parafrasare Metternich “l’Italia è un’espressione calcistica” ed il calcio è forse proprio lo specchio più fedele del Bel Paese, poiché non mancano rivalità tra opposte tifoserie, pestaggi, contestazioni all’arbitro, eterne discussioni sul fuorigioco.
Se a sentire i ben informati – o le solite Cassandre? –  l’Italia è un paese nel pallone, con un’economia che fa fatica a crescere, la classe dirigente più vecchia del mondo, una diffusa ignoranza, una criminalità organizzata pervasiva, è vero anche che siamo una nazione con l’abilità di salvarsi in zona Cesarini, contro ogni pronostico.
Ma ce la faremo a vincere la partita con il nostro futuro o saremo eliminati già ai preliminari tra le lacrime?

www.comodamente.it






  

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La chiusura del mio spazio nel Tg3 domenicale delle 19 mi dispiace tantissimo: per me, per l’azienda, per i telespettatori. Ed è soprattutto per rispetto nei loro confronti che debbo precisare le circostanze della mia “espulsione”, raccontate a modo suo qui (sul Fatto Quotidiano, ndr) ieri dal Direttore, Bianca Berlinguer. Nessuna ironia, solo fatti. Per esempio non ho mai usato la parola “censura”, né in radio né altrove. Ho solo informato gli ascoltatori di Radio 24, lunedì scorso, ospitato per parlare di tifo e tessere, che la sera prima non avevo potuto cominciare i miei commenti domenicali sul campionato. Ho usato il termine “estromesso” e “non previsto”: sono fatti. Potete chiamarli come volete. Vale per il Consigliere Rai Rizzo Nervo solidale con la Berlinguer e per il Cdr che mi “accusa” di non essermi mai rivolto a loro. Ergo, direi il falso e il Direttore il vero. E invece non mi sono mai rivolto a loro perché non avevo e non avrei alcuna intenzione di aprire contenziosi, dunque non ce n’era motivo reale almeno fino a domenica scorsa.

Berlinguer afferma che avrei un contratto con il Tg3 ma del precedente direttore, Di Bella, dal luglio 2008. Sbaglia, e lo sa. È infatti sulla sua scrivania un Ordine di servizio del Direttore generale di allora che mi incarica di svolgere al Tg3 l’opera di editorialista “per sport, costume e difesa del cittadino”. Ordine di servizio chiaramente “impersonale”, susseguente a una mia querela penale per precedente omessa esecuzione di sentenze a mio favore del giudice del lavoro, archiviata proprio di fronte a quell’impegno preso dalla Rai nei miei confronti come “segno di disponibilità aziendale”. Berlinguer cita il “ricatto degli avvocati”. In realtà sta attaccando così il giudice e il Direttore generale. Sono fatti. Dice che mi presentavo in studio quando mi pareva. Non è vero. Fino a maggio scorso ero previsto la domenica e nel caso convocato per commenti immediati a fatti del giorno di carattere socio-sportivo.

Così è andata. Per i Mondiali sudafricani abbiamo concordato de visu su mia proposta di continuare ovviamente la rubrica domenicale e di seguire l’Italia e la manifestazione in generale, con la fortuna che mai, dico mai, l’orario delle partite era contemporaneo al Tg3 delle 19. Non lo sapeva, ne è rimasta contenta. Eppure il giorno dell’inaugurazione mi ha negato la presenza. Lunedì 14, debutto italiano alle 20:30, mi sono presentato in studio e sono stato cacciato. Da allora mi ha riservato di persona e al telefono solo mancanza di rispetto. Dopo l’intervento “normale” di domenica 20 sono tornato di routine domenica 27 e mi hanno respinto di nuovo, come un abusivo. Certo che da allora è tutto precipitato. Ma chi arreca danno all’immagine Rai, al “prodotto”, al rapporto con il pubblico fidelizzato in due anni ininterrotti? Io? Sicuri?

da Il Fatto Quotidiano, 1 settembre 2010

No, lui no - Dopo due anni ininterrotti di editoriali sullo sport e il costume al Tg3 delle 19, Oliviero Beha è stato prima emarginato durante i Mondiali sudafricani ed ora estromesso dal commento al campionato appena iniziato. All'interno dell'articolo, la replica di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3.






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Non è stata una domenica maledetta (escludendo ogni riferimento personale trattato a latere che pure a che fare con il tifo –politico- e con le tessere…) se si pensa alla preoccupazione con cui questo campionato “spezzatino” cominciava. La tessera del tifoso è diventata una specie di questione nazionale, dal punto di vista dell’ordine pubblico, dell’animus del tifoso, dell’idea di calcio che si ha in questo Paese ecc. Ieri mattina ascoltavo a “Radio 24” il sottosegretario Mantovano che la difendeva a spada tratta: qualcosa bisognava pur fare, di fronte al teppismo dilagante, nevvero?
Anche perché, spiegava l’istituzionale di governo, il Parlamento non legifera in proporzione alla gravità della situazione e i giudici (pardon, il “piano giurisprudenziale”…) non funzionano come dovrebbero. Quindi viva la tessera, e le banche per le quali passare per ottenerla.
Tutto bene, per carità: gli ultras ne fanno spesso di tutti i colori e sembrano operare al meglio per giustificare Maroni e le tessere aggredendolo come in un film western.Terrorismo contro sicurezza sub specie calcistica,nessuna novità…Il punto, come ho ricordato in radio a Mantovano è che :
1) Dunque la tessera del tifoso, sconosciuta agli altri Paesi europei perlomeno in questa forma schedatoria, dovrebbe mettere una toppa al potere legislativo e a quello giudiziario? Fischia!, se siamo messi così.
2) Il modo in cui se ne parla dimentica completamente la natura emotiva del tifo-che è il suo bello e purtroppo spesso il suo brutto- per trattare lo stadio da banca e il tifoso da cliente. C’è un marchiano errore o un “falso ideologico” alla radice di questo “equivoco”. Che in quanto tale, ovviamente non risolverà il problema.
3) A proposito dell’efficienza delle misure e della tessera, Mantovano ha radiofonicamente abbozzato quando gli ho domandato: e se un ultrà va in tribuna e fa un casino, giacché le tessere sono roba da curve? E ancora: visti ritardi e inadempienze dei club, troppo occupati nelle loro bancarotte e/o nelle loro campagne di calcio-mercato, la prima giornata prevedeva come sufficiente la sola richiesta da parte del tifoso della tessera succitata e non il suo conseguimento, appunto per la fretta (eppure se ne parla da un anno). Ma la richiesta non era stata pensata per essere accettata, se l’individuo era a posto,o rifiutata, se trattavasi di un teppista mascherato da civile con mille Daspo alle spalle? Dunque può essere tranquillamente entrato uno che ha richiesto una tessera che non gli dovrebbe essere concessa ?Non siamo al ludibrio della ragione, mentre la politica sportiva e la politica tout court spacciano l’iniziativa come un toccasana invece che pensare a rifondare un settore in crisi politicissima, economica, culturale e pedagogica (sforna bambini “a rischio” per colpa dei padri)?
4) Ma non sono la maggioranza i tifosi “normali”? E non hanno diritto a non essere “schedati”? Davvero in vent’anni di nequizie la tessera del tifoso per di più in questo modo era il meglio che venisse in mente?
5) La tessera, lo dice il tifoso stesso, serve per lo stadio. Non va confusa con la “card” per il calcio in tv a pagamento, quella è la tessera del consumatore televisivo…Ma lo stadio è vecchio per costituzione, in Italia, lo dicono gli stessi che li hanno fatti costruire così 20 anni fa per i Mondiali del ’90: dunque, rifacciamoli o costruiamone di nuovi. Perché? Per far star meglio il tifoso con la tessera e con la famigliola, oppure per far star meglio i costruttori con la tessera della lobby del calcio o gli amministratori pubblici  con la loro tessera sì, ma di partito? Magari per una bella insalatona russa del piano regolatore, spesso nel silenzio di una stampa che tra la tessera del partito e quella dello stadio resta sempre incerta, come l’asino di Buridano, per poi incamerarle entrambe e sopravvivere alla grande alla faccia del summenzionato quadrupede?

Ho trascurato il campo: la Roma, che pure ha una buona squadra. Forse non decolla in attesa di sapere se l’emiro di Abu Dabi al 5% di Unicredit se la compra trattando con Alemanno e Monsignor Bertone. Anche la Lazio è partita male, ma potrebbe avere quest’anno una squadra vera. La Juventus è un cantiere senza le condizioni elementari di sicurezza (in difesa). Vedremo tra un mese. L’Inter ha la spada di Damocle di non poter fare meglio dell’anno scorso,e quindi forse già ne soffre. Ripetersi è più difficile, si dice giustamente, ma qui dovrebbe rifare il “triplete” e non mi sembra aria. Il Milan è in piena campagna ma elettorale, e forse non ha finito con Ibra, il mostro dalle sette Giocate. Berlusconi, un miglio avanti a tutti, avrà fatto un focus e si sarà regolato di conseguenza dopo qualche anno di disimpegno. La Fiorentina “salva i bambini” sulle maglie e ciò è meritorio, mentre i Della Valle bros. non dormono la notte pensando a come far cassa, con giocatori, Cittadelle, negozi ecc. Se non rinsaviscono tra un po’ sulle maglie avranno “Save The Fiore”. Da un anno aspetto repliche alle domande che ho posto a Diego qui. Gliele riporrò, giacché non ha mantenuto la promessa di una “celere risposta”. Mihajlovic è un guerriero di campo, e farà bene, appena non subirà gol fantasma. E quindi siamo agli arbitri, come l’anno scorso, come sempre. Mi piacerebbe parlarne in tv, ma evidentemente non si può…

da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010

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Dopo due anni ininterrotti di editoriali sullo sport e il costume al Tg3 delle 19, Oliviero Beha è stato prima emarginato durante i Mondiali sudafricani ed ora estromesso dal commento al campionato appena iniziato. Ecco il testo di ciò che avrebbe detto domenica scorsa se fosse andato in onda. 
    
È tradizione che i campionati successivi ai Mondiali siano “strani”, con vincitori ed eventi imprevisti. Ma qui si sta già esagerando. Al debutto di un campionato di A “spezzatino”, cioè praticamente tutti i giorni e a tutte le ore per lo sfruttamento televisivo imitando gli inglesi ma solo in questo, la stagione comincia con la bancarotta di una società di Serie B e di 20 di C o come si chiama ora, sentori di crisi fallimentare generale, uso del vivaio professionistico da “venditori di giubbotti per strada”: magliari, insomma, e poi rivoluzioni arbitrali assai dubbie nel dopo Collina, questioni di stadio con la “tessera del tifoso”, ultrà che aggrediscono Maroni, qualcuno che propone ormai la “tessera del teppista”. Ecc.
Ma queste sono faccende che attengono al “movimento calcistico” a pezzi, non alla vetrina che interessa i fruitori dei diritti tv. Ergo, se ne fregano un po’ tutti, a partire dal potere politico sportivo. L’importante per il tifoso e il business che lo soffoca è che nel frattempo la Juve non ha fatto altro che spendere e spandere eppure già perde a Bari, Berlusconi in chiave di sondaggi   elettorali ha acquistato un mercenario “caro” come Ibrahimovic, l’Inter può solo fare peggio dell’anno scorso, la Roma balbetta. Un calcio in crisi per un Paese in crisi, o un Paese in crisi per un calcio in crisi? Ah, saperlo… 
  
Ndr. Casualmente il responsabile della Comunicazione del Pd, Fabrizio Morri, nella Festa omonima di Pesaro, giovedì 26, con politica preveggenza già manifestava davanti a chi scrive ed altri dei dubbi, con la formula “ma domenica sei sicuro di andare in onda?”. Se fossero così capaci di guardare avanti anche in politica, mi rallegrerei per il futuro prossimo venturo almeno elettorale. 
 (o.b.)  


"Si sopravvaluta e comunque il direttore sono io" - La replica di Bianca Berlinguer, direttore del Tg3
Bianca Berlinguer, 51 anni a dicembre, direttore del Tg3. Da ieri mattina, tra un intervento di Nino Rizzo Nervo “La censura è estranea alla sua cultura politica” e un intervento all’Ansa, è alle prese con il caso Beha. “Oliviero aveva un accordo con Di Bella, il precedente responsabile del Tg, per raccontare il calcio nell’edizione domenicale. Quando arrivò il momento dei Mondiali sudafricani, gli feci presente che anche per questioni di orario, non avremmo approfondito quotidianamente la parte sportiva e che, fatto salvo il cammino dell’Italia, la semifinale e la finale, il suo intervento non avrebbe avuto luogo tutte le sere”. Secondo Berlinguer, la genesi del dissidio ha origine lì: “A quel punto Beha ha iniziato a essere molto pressante, a presentarsi tutti i giorni: ‘Allora sono previsto o non sono previsto?’. ‘Sì, ma ti chiamo io. Non vieni quando decidi tu. A dare la linea, come accade in tutti i giornali e telegiornali del mondo è la direzione’”.

Da allora, a detta di Berlinguer, il deterioramento dei rapporti è stato inarrestabile: “Per ben due volte, Beha si è fatto trovare già seduto in studio, non essendo stato chiamato. 
Quando il conduttore Giuliano Giubilei glielo ha fatto notare, lui ha risposto letteralmente: ‘Sono qui soltanto per acquisire elementi utili per il mio avvocato’”. Una deriva che Berlinguer giudica inaccettabile: “A quel punto, visto anche il suo lunghissimo contenzioso con la Rai di cui nulla so, l’ho chiamato e senza filtri, gli ho detto quel che pensavo: ‘Se qui dobbiamo andare avanti con il ricatto degli avvocati, non faremo molta strada’. Inclinare la dialettica e la discussione sul piano legale per come io vedo la vita è intollerabile. Sabato scorso, per l’ennesima volta si è manifestato senza avvertire nessuno e incontrando i due vicedirettori ha ricevuto da loro il consiglio di contattarmi. Non l’ha fatto. Ieri mattina è andato a Radio 24 sostenendo di essere stato censurato”. Nulla di vero, secondo Bianca. “Glielo dico con una battuta: Beha si sopravvaluta. Nessuno e lui lo sa benissimo, ha mai chiesto di conoscere in anticipo il contenuto dei suoi interventi. Mai. Anche perché tra l’altro il suo commento a cavallo tra lo sport, l’economia e le dinamiche sociali, anche editorialmente al pubblico del Tg3 andava benissimo. Mi dispiace anche che la storia debba finire così, ma la conclusione è la conseguenza di una sua prepotente arroganza”.

Nessuna conciliazione possibile quindi? “Sinceramente non so. Ma soprattutto per il suo comportamento. Quando dichiara di aver dato fastidio a qualcuno, è fuori strada”. Se chiedi a Berlinguer se abbia ricevuto pressioni la risposta è netta: “Nessuno mi ha mai parlato di persona o fatto una telefonata per deprecare o apprezzare le opinioni di Beha”.

da Il Fatto Quotidiano, 31 agosto 2010



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Ricevo questa mail da uno dei più famosi avvocati italiani, certamente quello più attivo nell'ultimo mezzo secolo nelle cause per diffamazione nel giornalismo (storico difensore de "L'Espresso") e nel mondo del cinema.

Caro Oliviero,
da vecchio “leguleio sospettoso” scrivo questa mail premettendo subito che non credo affatto che sarai Tu a riceverla!
Mi spiego.
Sono in vacanza in un piccolo paese sulle montagne d’Abruzzo, volutamente senza cellulare, guardando la televisione  che, “volere o volare”, è pur sempre un medium che fornisce notizie, a volte anche meritevoli di commento. Inutile dirTi che la tua rubrica settimanale sui fatti sportivi e fenomenologia sociale mi piace molto.  Scusa se scrivo “mi piace”, dovrei scrivere “mi piaceva”.

Infatti la rubrica ( e con lei la tua presenza in TV ) è sparita senza lasciare traccia e nessuna spiegazione o annuncio è stato dato dalla RAI TV. Sei sparito e basta ! E dunque penso che tu sia stato rapito.
E’ pur vero che mi dicono di aver sentito la tua voce in trasmissioni radiofoniche e di aver letto su giornali alcuni Tuoi “pezzi”. Questi fatti escluderebbero un tuo rapimento, ma -come detto- sono sospettoso e penso che un tuo sosia letterario ti abbia sostituito. Credo che chi di dovere abbia ritenuto insopportabili le tue settimanali valutazioni critiche ad alcuni personaggi italioti, titolari di poteri forti, aspiranti alla sostituzione del capocomico nazionale.
Se, invece, mi sbaglio, mandami una mail con la “parola  d’ordine” (inglese).

Oreste Flamminii Minuto

PS: E’ possibile che chi ti tiene prigioniero Ti sottoponga a tortura. Non resistere. Dai una qualunque parola (la seconda ! o la terza!) e io saprò.


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Roma, 30 ago. - (Adnkronos) - «Sono stato censurato, estromesso». Oliviero Beha a Radio 24, durante il programma 'Nove in puntò, ha annunciato la fine della sua rubrica settimanale all'interno del Tg3.

Salta, dunque, l'appuntamento della domenica sera di analisi e commento del «rapporto tra calcio e società ed il contorno di interessi economici ed aspetti sociologici che normalmente è terra di nessuno» ha aggiunto Beha.



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È un inferno dantesco. Al centro c’è Mario, tre anni, morto bruciato: una tragedia spaventosa. E basta. Ma nel girone più stretto tutt’intorno, c’è il fatto che è morto così un bambinetto romeno in una baracca alla periferia di Roma (come altri, piccoli e grandi, negli ultimi anni). Baracche subumane, che soggiacciono anch’esse al racket competente. Devono bruciare per mandare segnali di visibilità e di invivibilità alla nostra disattenzione torpida. E quando bruciano, ci si accorge del girone successivo, quello di una vita/non vita quotidiana che non parla o non parla più alla nostra distrazione di “gente normale, regolare” di fronte a nomadi e romeni, a gitani e zingari, ad altri da noi. Senza diritti e quindi senza doveri, o viceversa. ”Altri”, che ci inquietano urtando la nostra sensibilità (!?!) se non bruciano e innescano reazioni se bruciano. E’ il girone successivo, quello della politica locale, quello degli Alemanno che sgomberano le baracche come fosse la soluzione. Finale. Sgomberate, sgomberate, nulla resterà… 

Il girone ulteriore, che contiene le parole spese sui roghi e sulle condizioni propedeutiche ai roghi, è appunto quello mediatico. Abbiamo letto ieri senza stupore sulla stampa maldestra che la colpa è del “buonismo”, della “troppa tolleranza” (troppa e tolleranza possono andare insieme in una logica concettuale purchessia?), insomma di chi non fa la faccia dura contro questa “gente abnorme, irregolare”, assai meno umana di noi. Chi non partecipa del fastidio e del “fastidismo” che si opporrebbe al “buonismo” per costoro è alla fin fine il “mandante” del rogo incidentale o dei roghi programmati. Lo dicono, lo scrivono, non si vergognano.

Non sono nati rom solo per uno scherzo del superenalotto genetico, e non si vergognano. Anzi, deprecano. Anche perché politica e media di questo stampo si ritrovano nel girone superiore, quello della politica internazionale, quello di un Sarkozy che a colpi di “olocausti spiccioli” dà un esempio cacciando i rom. Naturalmente è solo per “calcolo elettorale”, lo sa lui, lo sappiamo noi tutti. Ma lui è all’altro capo del filo incendiato che porta a Mario, così che tutto si tenga in una visione del mondo più ordinata, e senza fastidi. Possiamo, vogliamo provare ad essere tutti rom almeno per un giorno in questa tragicommedia non scritta da Dante?

da Il Fatto Quotidiano, 29 agosto 2010

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amatriceSempre a parlare di rifiuti...Ma questa è una bella notizia. Anche gustosa. Ed è anche un invito da diffondere.

Avrete tutti visto l' "Estate romana" a base di piatti e bicchieri di plastica usa e getta. Uguale agli anni 70, sempre tutto in sacchi neri tristissimi... Roma "incontra il mondo" ma scarica a Malagrotta...

La bella notizia è questa:
Sabato 28 e Domenica 29 settembre ad Amatrice (RI) ci sarà la sagra degli spaghetti all’amatriciana, ma quest’anno con una novità sostanziale: sarà una Ecofesta! Senza plastica e bottigliette d’acqua. Tutti gli scarti – piatti e bicchieri di cellulosa, stoviglie di legno,
avanzi di cibo – verranno tritati direttamente durante la festa, raccolti, e a fine festa portati in una serie di compostiere allestite in vicinanza dal Comune.

L’acqua sarà alla spina e si potrà prendere solo con il bicchiere. Gli esempi concreti sono meglio dei (soli) messaggi educativi...e speriamo che ben presto possa divenire uno standard, in una Regione che ha assoluto bisogno di passare alle buone pratiche.

Molto positiva anche la collaborazione fra Enti: le compostiere utilizzate sono state date in prestito dal Comune di Corchiano (Viterbo). Un Comune quello di Corchiano, che ben presto porterà
altre notizie positive..


Il programma della festa
Perché l'Ecofesta
 - dal sito del Comune di Amatrice, il testo motivazionale e la possibilità di scaricare una breve guida al compostaggio.


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di Silvia Paolillo, da www.parconazionale5terre.it

Ne verranno posizionate 22, lungo il perimetro della zona C dell’Area Marina Protetta delle Cinque Terre: non solo impediranno la pratica illegale della pesca a strascico, ma favoriranno il ripopolamento ittico dell’intera area.
Enormi “sacchi”, la cui bocca può arrivare anche a 50 metri di larghezza, che vengono trascinati sui fondali per catturare tutto il pesce che nuota nella colonna d’acqua. Queste sono le reti a strascico. Un metodo di pesca estremamente efficiente a livello quantitativo, ma ben poco selettivo poiché, oltre alle “specie target”, quelle cioè commerciabili, sono inevitabilmente coinvolte nella cattura anche varietà ittiche prive di mercato che vengono rigettate in mare ferite o morte.
Senza contare che lo strascico equivale ad “arare” i fondali: alghe, coralli, spugne e piccoli crostacei vengono strappati via trasformando con il tempo quelli che erano prima colorati e animati spazi marini in desolati deserti sommersi.

Per garantire una efficace protezione dell’ambiente marino e la tutela delle risorse biologiche e geomorfologiche della zona, con un decreto del novembre 2004, il Ministero dell’Ambiente vietava la pesca a strascico in tutta l’Area Marina Protetta delle Cinque Terre.
«Come purtroppo spesso accade né i divieti né i controlli da parte delle autorità competenti – dichiara Claudio Valerani, tecnico dell’AMP Cinque Terre – sono riusciti ad impedire questa disastrosa pratica. E’ per questo che abbiamo deciso di ricorrere al posizionamento di unità dissuasive artificiali. Se i pescatori non sentono le ragioni della legge sentiranno di certo quelle del loro portafoglio.»

Quattro grandi uncini doppi in acciaio inseriti in un basamento in calcestruzzo armato “sea friendly” capace di garantire buona stabilità e resistenza al moto ondoso, ma anche substrato ideale per la colonizzazione di organismi marini. Queste, in parole povere, le unità dissuasive artificiali contro la pesca a strascico che preserveranno l’Area Marina Protetta delle Cinque Terre dallo sfruttamento illegale. Se infatti qualche “perseverante” pescatore dovesse avvicinarsi alla zona protetta con le reti a strascico queste rimarrebbero impigliate nei rampini in acciaio: reti strappate e divergenti, le piastre su misura che impediscono alla rete di chiudersi nel corso della battuta di pesca, irrimediabilmente perse. Un danno economico valutabile tra i 3 e gli 8 mila euro.

«Queste strutture, pur non segnalate, non provocheranno problemi alla navigazione – sottolinea Claudio Valerani – poiché si è provveduto a posizionarle ad una batimetria che garantirà ai natanti un battente d’acqua di circa 15 metri. Saranno un pericolo – conclude - solo per chi ha intenzione di sfruttare, con tecniche e strumenti non consentiti dalla legge, le risorse ittiche dell’AMP Cinque Terre.» Dunque, già nei prossimi giorni, il mare delle Cinque Terre sarà protetto da infallibili e inflessibili custodi che, oltre ad evitare lo sfruttamento illegale dell’area e la desertificazione dei fondali, si ricopriranno rapidamente di organismi marini trasformandosi in “nurseries” per pesci.

Il progetto "M.A.R.E" - Misure antistrascico per il ripolamento ecosostenibile - finanziato dal Ministero dell'Ambiente e della Tutela del Mare, è frutto della collaborazione fra Area Marina Protetta delle Cinque Terre e la società Reef Consulting.


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Un invito al lettore a stimolare il proprio senso civico
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Il primo libro è firmato, non a caso, da uno dei più antipatici giornalisti e polemisti italiani
Armando Besio, La Repubblica

E' uscito un libro scomodo. Come il suo autore
Enrico Vanzina, Il Messaggero

Il messaggio di Beha è chiaro: parlare di Vallettopoli, Calciopoli, Rifiutopoli, non basta più
Laura Fiengo, Vanity Fair

Viaggio in Italia ai confini dell'omertà
L'Unità 





 


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